In un’epoca caratterizzata da una rapida evoluzione tecnologica, i project manager si trovano in prima linea, in una posizione unica per sfruttare questi cambiamenti e offrire valore strategico. Il mondo in espansione dell’IA generativa presenta sia sfide che opportunità.
Galen Low è affiancato da Jean Kang (Fondatrice di Path To PM), Ordonna Sargeant (Direttrice della Governance dei Dati), Mukhtar Kadiri (Direttore di Programma presso WorkTipsPro) per esplorare l’attuale panorama e le direzioni future per i project manager.
Punti salienti dell’intervista
- Jean sull’IA nella gestione dei progetti [00:29]
- Jean Kang, ex program manager di Figma e career coach, ha lanciato un corso sull’utilizzo dell’IA per la gestione dei progetti su LinkedIn Learning.
- Ha ricevuto dei feedback che le chiedevano perché il corso fosse specificatamente focalizzato sulla gestione dei progetti invece che sull’IA in generale.
- Jean trova questi feedback interessanti e ritiene che l’IA si svilupperà naturalmente in casi d’uso specifici per i vari settori.
- Ordonna su IA e dati [01:20]
- Ordonna Sargeant, digital program manager per una società Fortune 500, ha recentemente organizzato un evento su dati e IA.
- L’evento ha evidenziato i numerosi usi potenziali dell’IA generativa, come il monitoraggio del rischio, il miglioramento della comprensione del cliente e la personalizzazione.
- Mukhtar sui miti nella gestione dei progetti [02:57]
- Mukhtar Kadiri è un relatore e coach che aiuta le persone a ottenere ruoli ben retribuiti nella gestione dei progetti attraverso la sua attività di coaching, WorkTipsPro.
- Appare frequentemente su feed, podcast ed eventi pubblici come speaker.
- Mukhtar ritiene che un mito diffuso sia che l’IA sostituirà i posti di lavoro.
- Sottolinea che a essere sostituiti saranno coloro che non imparano a utilizzare la tecnologia, non i project manager.
- Mukhtar è ottimista per il futuro, credendo che la gestione dei progetti giocherà un ruolo importante nell’integrazione dell’IA nell’uso comune.
Le persone che verranno sostituite saranno coloro che non sanno come usare la tecnologia. La gestione dei progetti è qui per restare, e avremo un ruolo sempre più importante nell’aiutare a introdurre questa tecnologia nell’uso comune.
Mukhtar Kadiri
- Sfide attuali per i project manager [03:55]
- Jean Kang riconosce i licenziamenti ma osserva che non ha visto molti project manager coinvolti, assistendo invece a licenziamenti soprattutto in ambito vendite, recruiting e marketing.
- Crede che la gestione dei progetti sia fondamentale e destinata a restare.
- Durante il suo periodo in Figma, la leadership ha privilegiato l’assunzione per ruoli con forte presenza di PM, valorizzando chi sa orchestrare, gestire progetti e collaborare con gli stakeholder.
- Mukhtar concorda con Jean che, sebbene alcuni project manager siano stati colpiti dai licenziamenti, non sono stati coinvolti quanto altre funzioni.
- Nota che i ruoli in HR, recruiting, customer success e ingegneria del software sono stati più colpiti dai licenziamenti.
- Il periodo attuale è difficile anche per gli ingegneri del software, solitamente considerati una categoria stabile.
- Mukhtar suggerisce che la percezione dei licenziamenti tra i PM potrebbe essere amplificata, ma i dati non mostrano che i PM siano colpiti in modo sproporzionato.
- Ordonna Sargeant osserva che ci sono più assunzioni che licenziamenti per ruoli di project management.
- Le aziende cercano persone con competenze nella gestione dei progetti, in particolare chi può guidare con autonomia e senza autorità diretta.
- I datori di lavoro desiderano persone in grado di guidare progetti dall’inizio alla fine, secondo varie metodologie (a cascata, ibrido, agile).
- Ordonna raccomanda di rimanere in contatto su LinkedIn con chi pubblica offerte di lavoro, perché spesso condivide opportunità future.
- Concorda con il panel che i licenziamenti di project manager non sono così diffusi.
- Jean Kang riconosce i licenziamenti ma osserva che non ha visto molti project manager coinvolti, assistendo invece a licenziamenti soprattutto in ambito vendite, recruiting e marketing.
- Apprendimento e adattamento all’IA generativa [10:42]
- Jean suggerisce un approccio duplice: mentalità e strategie pratiche.
- Mentalità: riconoscere che nessuno ha ancora compreso pienamente l’IA, nemmeno i presunti esperti, poiché si evolve rapidamente.
- Strategia: usare il micro-apprendimento per evitare il burnout e concentrarsi su ciò che aggiunge valore al proprio flusso di lavoro.
- Jean consiglia di fissare aspettative con il proprio manager, cercare il suo supporto nell’apprendimento sull’IA e utilizzare le risorse disponibili (budget L&D, LinkedIn Learning, Udemy, Coursera).
- Bloccare del tempo (1-2 ore a settimana) e applicare i nuovi concetti a progetti reali rende l’apprendimento pratico e gestibile.
- Ordonna sottolinea un approccio cauto nell’utilizzo dell’IA generativa, specie per quanto riguarda la privacy dei dati con strumenti come ChatGPT.
- Consiglia di migliorare le tecniche di scrittura dei prompt e seguire i trend di settore, come gli hashtag su LinkedIn (ad esempio, #ChatGPT).
- Ordonna segnala il nuovo corso PMI sull’IA generativa per project manager, gratuito per i membri.
- Incoraggia il suo team e gli studenti post-laurea ad utilizzare ChatGPT in modo strategico, comparando i modi di affrontare i problemi tra PM esperti e nuovi.
- Sottolinea l’importanza di affinare i prompt per rendere l’IA più utile ed efficace nei compiti specifici della gestione progetti.
- Mukhtar concorda con Jean e Ordonna che siamo ancora alle prime fasi dell’adozione dell’IA generativa.
- Raccomanda di aggiornarsi costantemente esplorando nuovi materiali, come il corso PMI e quello di Jean.
- Mukhtar suggerisce di seguire su LinkedIn i thought leader del settore che condividono contenuti sull’IA in modo regolare.
- Lui è un appassionato di podcast, osservando che offrono una gamma di prospettive che vanno dal tecnico al business.
- Sottolinea l’importanza di comprendere il ruolo dell’IA all’incrocio tra business e politica.
- Jean suggerisce un approccio duplice: mentalità e strategie pratiche.
- Falsi miti sulla gestione dei progetti [17:21]
- Mukhtar individua come diffusa la convinzione che non ottenere un lavoro sia dovuto esclusivamente ad un cattivo curriculum.
- Molte persone in cerca di lavoro pensano che migliorare il proprio curriculum risolva ogni problema, arrivando anche a rivolgersi a più scrittori professionisti.
- Mukhtar sottolinea che il CV è importante, ma non è l’unico fattore per ottenere un lavoro.
- Consiglia ai candidati di sviluppare una strategia a 360 gradi, compresi networking, leadership di pensiero e presenza sui social media.
- Mukhtar evidenzia l’esistenza di un “mercato del lavoro sommerso”, dove molte offerte non vengono pubblicate ma trovano comunque candidati tramite contatti e altri canali.
- Sottolinea l’importanza di diversificare gli sforzi nella ricerca di lavoro, oltre alla semplice candidatura ad annunci pubblici.
- Jean identifica due miti nella gestione progetti: credere che si debbano possedere tutte le qualifiche di PM per ottenere un ruolo e che, senza certificazione PMP, non si possa candidare.
- Condivide la sua esperienza da program manager autodidatta, sottolineando di essere riuscita a inserirsi nel settore senza qualifiche tradizionali.
- Jean ricorda di aver studiato per la certificazione PMP ma di aver capito che la sua capacità di pensare in maniera strategica e di fornire esempi concreti del proprio impatto è stata fondamentale per ottenere un ruolo da program manager su LinkedIn.
- Sottolinea l’importanza di saper raccontare le proprie competenze ed esperienze per dimostrare la propria preparazione anche senza un titolo formale o una certificazione.
- Donna evidenzia la convinzione errata che i project manager spesso non sappiano comunicare il proprio valore.
- Sottolinea che i PM tendono a promuovere i successi del proprio team senza comunicare chiaramente i propri contributi e risultati.
- Donna suggerisce di mettere in risalto, nei CV, le capacità di pianificazione strategica e facilitazione.
- Mette in discussione l’idea che LinkedIn sia l’unico canale per promuoversi e incoraggia i PM a creare portfolio o siti personali.
- Donna ha creato il proprio sito, OrdonnaSGT.com, per mostrare la propria passione per la gestione progetti e aumentare la visibilità presso i potenziali datori di lavoro.
- Nota che esprimere entusiasmo genuino per la gestione progetti può influire positivamente sull’impressione durante i colloqui.
- Mukhtar individua come diffusa la convinzione che non ottenere un lavoro sia dovuto esclusivamente ad un cattivo curriculum.
- Negoziare stipendi elevati nella gestione progetti [23:33]
- Mukhtar discute i fattori che contribuiscono a stipendi più alti nei ruoli di project management.
- Le principali differenze includono competenze, esperienza e ruoli di leadership, poiché chi gestisce i progetti tende a guadagnare di più.
- Le aziende stanno creando percorsi di carriera ben definiti per il project management, permettendo quindi di accedere a ruoli maggiormente retribuiti.
- Competenze specialistiche, come cybersecurity e tecnologie cloud, sono sempre più richieste e possono portare a maggiori guadagni.
- Mukhtar sottolinea l’importanza della mentalità nella negoziazione dello stipendio, notando che molte persone esitano a negoziare anche quando sono qualificate.
- Condivide l’esempio di una cliente incoraggiata con successo a negoziare un’offerta migliore, evidenziando l’importanza dell’autopromozione.
- Il valore dei project manager dedicati [27:36]
- Donna sottolinea l’importanza di project manager dedicati e delle competenze nella gestione di progetti complessi.
- Sostiene che gli esperti di dominio rischiano di essere sommersi da aggiornamenti e decisioni strategiche, che è meglio delegare ai project manager.
- Donna evidenzia il ruolo chiave dei project manager nella valutazione dei rischi, nella comunicazione con gli stakeholder e nella gestione dei tempi e dei vincoli dei progetti.
- Sostiene che, sebbene gli strumenti di IA possano supportare la gestione progetti, il coinvolgimento umano è essenziale per una comunicazione e presa di decisione efficace nei team.
- Jean concorda con Donna sulla necessità di project manager dedicati nei ruoli tech.
- Paragona i PM ai quarterback, sottolineando il loro ruolo centrale nel coordinare gli sforzi del team e nel garantire il successo dei progetti.
- Jean evidenzia l’importanza di avere una persona di fiducia per i leader su cui poter contare per la gestione efficace dei progetti.
- Sottolinea che i PM gestiscono molteplici deliverable e dettagli complessi, fornendo tranquillità a leadership e membri del team.
- La presenza di un PM dedicato permette un’esecuzione più fluida e un migliore coordinamento delle attività di team.
- Donna sottolinea l’importanza di project manager dedicati e delle competenze nella gestione di progetti complessi.
I project manager sono come i quarterback; ci sono diversi membri nella squadra, ma hai sempre un quarterback titolare e anche una riserva.
Jean Kang
- Prepararsi per il futuro della carriera nel project management [33:03]
- Mukhtar sottolinea l’importanza di costruire relazioni affinché i PM restino rilevanti nei prossimi tre-cinque anni.
- Suggerisce incontri regolari di 15 minuti davanti a un caffè per stabilire connessioni, potenzialmente arrivando a conoscere fino a 100 persone.
- Costruire relazioni deve essere reciproco, offrendo valore agli altri e ottenendo anche supporto.
- Il secondo punto chiave riguarda le “ricevute”, ovvero le prove delle proprie competenze e realizzazioni.
- I PM dovrebbero creare portfoli che mettano in mostra il loro lavoro e contributi.
- Incoraggia i PM a costruire la propria leadership di pensiero online condividendo costantemente intuizioni e partecipando attivamente alla comunità.
- Mukhtar condivide un aneddoto personale in cui i contenuti pubblicati online hanno portato a un riconoscimento durante un colloquio di lavoro, dimostrando l’impatto del mostrare la propria esperienza.
- Donna sottolinea l’importanza di tenersi aggiornati sui nuovi ruoli emergenti nel campo del project management, come AI prompt engineer e specialista in progettazione generativa.
- Incoraggia le persone a esplorare le nuove tendenze e comprendere le responsabilità di questi ruoli.
- Lo scambio di opinioni davanti a un caffè è suggerito come modo per apprendere dagli altri e acquisire spunti sulle loro esperienze.
- Interagire con i contenuti su piattaforme come LinkedIn può portare a conversazioni utili sullo sviluppo futuro del mercato.
- Donna evidenzia la rilevanza di conoscere nuovi ruoli e titoli, spesso discussi in pubblicazioni come Forbes.
- Osserva che i project manager sono necessari per guidare nuove iniziative, come i progetti Gen AI, garantendo successo e adattabilità.
- Jean consiglia di investire nel proprio personal brand, enfatizzando l’importanza di un profilo curato su LinkedIn e della creazione di un portfolio per mostrare la personalità e le competenze.
- Suggerisce di utilizzare varie piattaforme, come Instagram, per esprimersi oltre al tradizionale curriculum.
- Adottare strumenti di intelligenza artificiale nei flussi di lavoro di project management è raccomandato per aumentare l’efficienza, ad esempio automatizzando i resoconti delle riunioni e migliorando la costruzione delle presentazioni.
- Jean sottolinea l’importanza di sviluppare competenze trasversali, in particolare il pensiero strategico e la comunicazione efficace.
- Ribadisce il valore di pensare diversi passi avanti (5-10 mosse) e di acquisire padronanza nel change management per risultati sostenibili dopo il lancio.
- Consiglia di confrontarsi con leader del settore per comprendere i processi decisionali e le priorità.
- Mukhtar sottolinea l’importanza di costruire relazioni affinché i PM restino rilevanti nei prossimi tre-cinque anni.
- Consigli per ottenere stage in project management [40:29]
- Mukhtar riconosce che i ruoli di project management non sono spesso considerati posizioni entry-level, il che rende difficile trovare stage.
- Suggerisce di prendere in considerazione ruoli entry-level come project coordinator o project assistant per acquisire esperienza rilevante.
- Ruoli temporanei o a contratto tramite agenzie di recruiting possono offrire occasioni per sviluppare competenze e fare esperienza nel project management.
- Mukhtar osserva che gli stage dedicati al project management sono rari, poiché il ruolo viene solitamente considerato di livello superiore.
- Donna menziona che aziende come Google offrono programmi di stage, anche se l’accesso può essere competitivo.
- Consiglia di seguire hashtag specifici su LinkedIn, come #ChatGPT, #ProjectManager, #ITProjectManager e #DataGovernance, per scoprire opportunità di stage.
- È utile cercare hashtag relativi a “Project Management Internship” o semplicemente “Internship”.
- Donna suggerisce di esplorare anche piattaforme come TikTok per trovare potenziali opportunità di stage, nonostante la sua natura caotica.
- Sottolinea l’importanza di ampliare le ricerche e iniziare presto la ricerca degli stage, specialmente tra febbraio e maggio per le posizioni estive.
- Jean concorda con Mukhtar riguardo alla scarsità di stage dedicati ma ha notato alcune opportunità su siti come ZipRecruiter e Indeed.
- Suggerisce di usare parole chiave per cercare stage su LinkedIn, in particolare l’hashtag #Hiring per individuare le aziende che stanno assumendo.
- Jean sottolinea il valore di contattare direttamente le aziende che assumono, considerandolo una strategia spesso sottovalutata.
- Cita la possibilità di prendere in considerazione i programmi rotazionali offerti da grandi aziende come Google, Meta o Amazon come via d’accesso al settore.
- Mukhtar riconosce che i ruoli di project management non sono spesso considerati posizioni entry-level, il che rende difficile trovare stage.
Conosci i nostri ospiti
Jean Kang è una coach di carriera innovativa e sette volte protagonista di un cambio di carriera, aprendo la strada ai futuri program manager.
Jean ha lavorato nella gestione di progetti/programmi e nelle operazioni presso aziende leader come Meta, Pinterest, Intuit, LinkedIn e ora Figma. È fondatrice e CEO di Path to PM, un servizio di coaching che aiuta chi desidera cambiare carriera e aspiranti professionisti PM a ottenere il lavoro dei sogni senza certificazioni PMP. Su LinkedIn, Jean condivide quotidianamente preziosi consigli sulla gestione di progetti/programmi e sulla carriera. È inoltre creatrice di un popolare corso su Maven, aiutando i professionisti a passare alla gestione di programmi. La sua newsletter settimanale ricca di contenuti e la sua guida forniscono consigli pratici per guidare programmi di impatto e dare una spinta alla carriera.

Sii presente nelle stanze insieme ai leader, questo migliorerà notevolmente la tua comprensione di come prendono decisioni, quali sono le loro priorità e che domande potrebbero avere.
Jean Kang
Mukhtar Kadiri è specializzato nell’aiutare le persone a ottenere ruoli di PM da 100-300K. Con la sua esperienza nel coaching di carriera, nelle strategie di ricerca del lavoro e nella gestione di progetti/programmi, rinnova il tuo approccio, valorizza il tuo valore unico e ti aiuta a superare gli ostacoli che ti bloccano, così puoi ottenere la posizione che desideri, essere pagato quanto meriti, vivere lo stile di vita che sogni e riuscire a pianificare per il futuro.

Sono necessarie sia le competenze che l’esperienza, ma avere la mentalità giusta—sapere che puoi negoziare e difenderti—è altrettanto importante.
Mukhtar Kadiri
Ordonna Sargeant è la Director of Data Governance presso American Express dove guida lo sviluppo e l’implementazione di standard e politiche per la qualità, la sicurezza e la conformità dei dati in tutta l’azienda. È anche docente a contratto presso il Metropolitan College di New York, dove insegno corsi di gestione dei progetti.

Non tutti amano la gestione dei progetti, quindi portare qualcuno nel gruppo che la adora può fare davvero la differenza.
Ordonna Sargeant
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Galen Low: Ciao a tutti e benvenuti al nostro panel su come i project manager possano offrire valore strategico in un mondo di intelligenza artificiale generativa. Organizziamo eventi come questo ogni mese per permettere ai nostri membri e ai nostri ospiti VIP di interagire direttamente con gli esperti che contribuiscono a Digital Project Manager. Per chi non mi conoscesse, mi chiamo Galen. Sono il co-fondatore di Digital Project Manager e sarò il vostro host per oggi. Incontriamo i nostri panelist.
Per iniziare, abbiamo l’ex program manager di Figma, coach di carriera e gran bella persona, la signora Jean Kang. Jean, di recente hai lanciato un corso su LinkedIn Learning sull’utilizzo dell’AI per il project management. E volevo metterti in difficoltà chiedendoti: qual è il feedback più strano che hai ricevuto da quando il corso è online?
Jean Kang: Non direi strano, ma alcune persone mi hanno chiesto perché sia specifico per il project management. Non potrebbe essere semplicemente un tutorial generale sull’AI? L’ho trovato molto interessante. Non ho avuto modo di rispondere, ma credo che, via via che l’AI si sviluppa, vedremo casi d’uso specifici, in diversi settori o nicchie: è inevitabile.
Galen Low: Interessante, ne parleremo anche più avanti. Grazie di essere qui.
Andando avanti, abbiamo anche, correggimi se ti sottovaluto, Ordonna, un digital program manager di Fortune 500 e una coach PM di livello, Ordonna Sargeant. È sempre un piacere averti qui. Prima chiacchieravamo nel backstage di quanto sia divertente averti tra noi a questi eventi. Ti seguivo su Instagram e ho notato che hai appena organizzato un evento su dati e AI. Ti andrebbe di condividere la lezione più ispirante che hai tratto da questa esperienza?
Ordonna Sargeant: Prima di tutto grazie per l’invito, sono entusiasta di essere qui. I tuoi panel sono sempre un piacere. Una delle cose migliori emerse dal summit su dati e AI che abbiamo organizzato è proprio il fatto che c’è moltissimo che possiamo fare con la Gen AI e ci sono molti progetti pilota in corso. Si stanno testando tanti modi d’uso dell’AI, che sia per monitorare i rischi, capire meglio i clienti o personalizzare le esperienze, ci sono molte opportunità diverse su cui si sta lavorando.
Naturalmente siamo molto cauti, ci prendiamo tempo per assicurarci che non ci siano bias e che la gestione dei dati sia sicura, ma l’esperienza è stata fantastica. Sono stata davvero ispirata.
Galen Low: Fantastico. Anch’io ero alla Collision Conference a Toronto, era tutto incentrato sull’AI, ovviamente, e su tutte queste startup, giusto?
Tantissime organizzazioni che lavorano su proof of concept, ma il tema principale era “andiamoci piano”. Tutti sottolineavano questa cautela: sì, la tecnologia permette tutto, ma dovremmo davvero farlo? Ne parleremo meglio più tardi. Grazie mille.
Il nostro terzo panelist è Mukhtar Kadiri, speaker e coach che aiuta le persone ad ottenere ruoli PM ben pagati attraverso il suo servizio WorkTipsPro. Mukhtar, ultimamente sei ovunque: ti vedo nel mio feed, nei podcast, a eventi, persino alle feste di compleanno per bambini.
Qual è il mito che secondo te si dovrebbe sfatare riguardo il project management, l’AI o lo sviluppo professionale in generale?
Mukhtar Kadiri: Un mito da sfatare? Uno è sicuramente che l’AI ci ruberà il lavoro. Avrete sicuramente sentito anche voi che le persone che perderanno il posto sono quelle che non sapranno usare la tecnologia.
Quindi credo proprio che il project management sia destinato a restare e anzi che avremo un ruolo sempre più importante, anche nell’introdurre questa tecnologia nel mondo mainstream. Sono ottimista su questo punto.
Galen Low: Collega perfettamente con il prossimo argomento.
Siamo a giugno 2024 ed è evidente che non è il periodo più facile per essere project manager: il nostro ruolo risente delle ondate di licenziamenti, soprattutto nel tech, assistiamo all’adozione rapidissima di strumenti di AI generativa e l’economia globale è piuttosto incerta.
Ma Mukhtar, proprio per quello che hai detto, invece di essere negativi, pensavamo di dare a tutto una visione ottimistica e parlare di come possiamo cogliere questa occasione per ridefinire il valore strategico del ruolo del project manager e prepararvi non solo a sopravvivere ma – speriamo – a prosperare come PM oggi, domani e forse anche per il prossimo decennio.
Magari sto esagerando un po’, ma è questa la prospettiva con cui vogliamo affrontare il tema. Iniziamo allora dal presente, magari parto con Jean, ma poi vorrei sentire anche gli altri.
Quello che vedo adesso è che tutti i report sulle competenze richieste e sul mercato del lavoro, LinkedIn e altre fonti, elencano il project management tra le skill più richieste oggi. Allora perché sembra che i project manager siano quelli più colpiti dai licenziamenti?
Jean Kang: Ho visto il report su LinkedIn e mi sono detta: “Certo che sì, è davvero così!”. Ma ho una visione un po’ diversa. Sulla mia rete LinkedIn, negli ultimi due anni, ho visto molte ondate di licenziamenti nel tech, famiglia e amici coinvolti, ma non ho visto molti PM o program manager licenziati.
Le funzioni/ruoli più toccati sono sempre stati quelli commerciali, recruiting, marketing. Almeno questa è la mia esperienza personale, non dico che non accada, ma io questo ho visto. Concordo comunque con Mukhtar: il project management ha ancora un futuro.
Per darvi un’idea: quando ero da Figma tre mesi fa, poco prima di andarmene, ero coinvolta nella selezione del personale. Avevamo il budget bloccato. Su quali ruoli investire? E vi assicuro che i leader aziendali volevano proprio ruoli di project/program management, anche se non sempre con quel titolo. Vogliono qualcuno in grado di orchestrare, guidare progetti, lavorare con nuovi stakeholder e portare risultati. Questo è il mio punto di vista.
Galen Low: Apprezzo molto quest’ottica. Connettetevi tutti con Jean: chi è collegato con lei sta facendo strada. In effetti spesso i titoli fanno sensazione, ma non descrivono tutta la realtà.
A chi lavora nel PM capita certo di essere coinvolto nei licenziamenti, ma non è la regola generale. Non è tutto doom & gloom. Grazie davvero.
Mukhtar, ti butto la palla, cosa vedi tu nel tuo lavoro e nei tuoi contatti? Stai vedendo PM impattati dai licenziamenti?
Mukhtar Kadiri: Sì, alcuni PM sono stati impattati, ma concordo con Jean: non ne ho visti tanti quanto in altre funzioni.
Ho visto uno studio su quali ruoli fossero maggiormente colpiti e in cima ci sono HR e recruiting; purtroppo spesso sono i primi ad essere lasciati a casa. Poi customer success, poi gli ingegneri software.
Questo periodo è difficile anche per gli ingegneri: tradizionalmente la programmazione era considerata un porto sicuro, ora invece anche quell’area subisce licenziamenti. Quindi ci sono parecchie funzioni prima di arrivare ai project manager.
Forse è come quando vuoi comprare una certa auto e improvvisamente la vedi ovunque, ma non credo che i dati provino che i PM siano i più colpiti.
Galen Low: Sì, come dicevamo: l’economia è in tensione generale, le aziende affrontano incertezza e ambiguità e devono trovare il modo di adattarsi. Quindi, proprio come quando cerchi una macchina e la vedi ovunque, forse ora ci sembra che sia pieno di notizie su PM e mercato del lavoro.
Ma non significa che non ci siano problemi anche in altre professioni. E sui developer: “era un lavoro sicuro, serve sempre codice, non ci sostituiranno” ma poi colleghi che si mettono a imparare Python da ChatGPT. Quindi sì, tutto può cambiare.
Donna, ti metto un po’ in difficoltà: stai vedendo nella tua realtà la ricerca di talenti PM? Dato il fermento nei progetti e le trasformazioni in atto, quali sono secondo te le motivazioni delle aziende nell’assumere project manager?
Ordonna Sargeant: Concordo con quanto detto fino ad ora. Vedo più domanda che offerta, anzi. E stanno cercando persone con competenze da project manager. Non ho mai sentito dire che il project management è sopravvalutato.
Cercano persone capaci di guidare senza autorità formale, con autonomia. Cercano proprio quelle skill. Ho sentito di posizioni aperte a vari livelli, anche manager, director, VP che dicono: “ci serve chi abbia skill di project management”.
E se guardo ai diversi ruoli che vedo aperti, si cercano ancora professionisti capaci di guidare un progetto dall’inizio alla closing, usando anche vari framework. Perché ci sono team ancora su waterfall, tanti su modelli ibridi, dove il management vuole una data, ma il team lavora agile.
Ecco perché è importante tenersi vicini ai contatti su LinkedIn, seguire chi pubblica offerte, perché probabilmente pubblicherà altre volte. Così rimani allineato su chi sta assumendo. Ho amici in cerca, ma licenziamenti massicci di PM non ne vedo. Confermo.
Galen Low: Ecco, grazie per la precisazione, perché in tanti casi il titolo conta meno della responsabilità e della skill. Grazie per il suggerimento.
Passiamo ora a un tema più pratico. Si dice spesso (e anche io) che l’AI generativa dia al PM l’opportunità di diventare più strategico, ma bisogna anche imparare questi strumenti e sembra quasi un lavoro a parte. Donna e Jean, secondo voi qual è la chiave per riuscire a fare entrambe le cose? Come possiamo essere strategici e imparare nuovi strumenti mentre il nostro ruolo si trasforma?
Jean, cosa hai visto tu?
Jean Kang: Direi che la questione va affrontata su due livelli: mindset e tattica. Dal punto di vista mentale, bisogna riconoscere che nessuno ha davvero compreso tutto dell’AI, anche chi si definisce guru: tutto evolve in fretta, io stessa non mi considero un’esperta.
Il punto di vista che posso offrire: anche quando ho creato quel corso, ho dovuto accettare questa realtà e poi ho applicato il microlearning, ovvero imparare a piccole dosi. Come imparare senza bruciarsi? Come trovare valore subito? Se lavori, puoi fare alcune cose pratiche: la prima è allinearti col tuo manager.
Digli che sei interessato a imparare sull’AI per migliorare il tuo lavoro e i risultati per il team. Vedi se ti supporta, magari attingendo dal budget L&D. Spesso possono suggerire corsi di AI oppure puoi chiederli al gruppo.
Ci sono tante risorse da colleghi, LinkedIn Learning, Udemy, Coursera, eccetera. A livello pratico, la time boxing: blocca un’ora o due a settimana, magari in pausa pranzo, impara concetti e applicali. Scegli un caso concreto, tipo voglio identificare e valutare i rischi di un progetto X. Questo a me ha funzionato.
Galen Low: Hai una lezione preferita su questa “microdose” di AI?
Jean Kang: Ultimamente per il project management ma anche per altre cose, ho affrontato così alcuni problemi: presentando la situazione attuale, spiegando quale resistenza sto incontrando, ruolo, contesto e usando l’AI per fare role play. Così puoi guardare diverse soluzioni e migliorare il pensiero strategico.
Galen Low: Mi piace perché la parte strategica è anche proporre ai capi, ai leader, di puntare sull’AI. Solo questa è già una mossa strategica: mostrare interesse, proporre di imparare e magari diventare la risorsa che porta avanti questo tema. C’è strategia anche in questo. Furbo.
Donna, tu cosa consigli al tuo team per aggiornarsi su Gen AI senza finire schiacciati dalla mole di informazioni?
Ordonna Sargeant: Un aspetto fondamentale è trovare occasioni di apprendimento soprattutto per affinare come si fanno i prompt per ChatGPT.
Proprio come diceva Jean, tutto evolve rapidamente. Trovo utile seguire hashtag: ad esempio su LinkedIn seguo ChatGPT. PMI ha appena lanciato un nuovo corso (il primo era gratuito per tutti, questo è gratis per i soci, 20 $ per gli altri) sul data landscape per PM di Gen AI.
Cerco di seguire i trend più attuali e i professionisti che stanno “sporcandosi le mani”. Ai PM junior che cercano stage, chiedo di usare ChatGPT per risolvere casi di progetto sia dal punto di vista di chi è alle prime armi sia di chi è program manager esperto: vedere le differenze.
Chiedo di generare una tabella con pro/contro o vincoli di progetto e potenziali risultati. Devono usarlo, la chiave è l'applicazione pratica, più impari come farti fare buoni prompt più sarà utile.
Galen Low: Ottimo il consiglio sugli hashtag, lo farò anch’io! E molto bello anche pensare di chiedere due prospettive diverse a ChatGPT: prima come junior e poi come senior. Davvero interessante.
Mukhtar, hai qualche dritta su come apprendere Gen AI senza farsi travolgere?
Mukhtar Kadiri: Sì. Gli altri due hanno già dato ottimi suggerimenti. Siamo agli inizi, quindi il segreto è inserirsi nei nuovi materiali formativi: ad esempio, il corso PMI, il corso di Jean. Consiglio anche di seguire i thought leader su LinkedIn.
Io sono anche un grande fan dei podcast: ce ne sono di molto tecnici e altri più orientati al business. Seguendo podcast dedicati si può capire come l’AI venga applicata a livello pratico e come si inserisca tra business e politica.
Questo è il mio consiglio: puntate anche sui podcast.
Galen Low: È proprio come diceva Donna: anche se il podcast non è pensato per te, puoi ascoltarlo e farti un’idea di cosa interessa a quell’audience.
Ad esempio nel mondo delle agency, ascoltare podcast di owner può aiutarti a capire cosa pensa la leadership, di cosa si preoccupano, ecc. Anche questo è pensiero strategico. Ottimo.
Cambio argomento, quindi restate con me. Ultimamente noto che aumentano le idee sbagliate sui project manager perché si crede che “ora l’AI fa tutto, quindi non servite più”. Ma io non sono d’accordo.
Non credo che verremo sostituiti, ma mi accorgo che molti ancora non hanno capito cosa davvero faccia un project manager. Tutti voi siete coach, seguite PM e altri professionisti e mi piacerebbe fare un giro di risposte: qual è il più grande malinteso sui project manager con cui i vostri clienti si scontrano oggi?
Mukhtar, parto da te.
Mukhtar Kadiri: Ce ne sono tanti! Nel contesto della ricerca del lavoro, uno dei più grandi è: se non trovo lavoro, è colpa del mio CV. Alcuni spendono centinaia di dollari per farsi rifare il CV (ho avuto una cliente che l’ha fatto rifare da 10 persone diverse!)
Il CV conta, certo, ma non è tutto. Serve una strategia di networking, di visibilità sui social, di thought leadership.
Ci sono tanti canali per trovare lavoro. Avrete sentito dire che il 70–90 % delle offerte sono “nascoste”. Anche dalla mia esperienza, molte offerte arrivano tramite la rete informale.
Bisogna quindi aprirsi a tutto, non puntare solo a candidature dirette. Il “CV perfetto” da solo non basta.
Galen Low: Siamo sempre preoccupati di apparire bene su carta, ma non è l’unica modalità per valorizzarsi. Ottimo.
Jean, che malintesi noti tu nel mondo PM?
Jean Kang: Due in particolare. Primo: “Non ho tutte le qualifiche richieste per una posizione PM, quindi non ce la farò mai.” Secondo, collegato: “Non ho la PMP, non sono abbastanza qualificato.”
Sono malintesi. Io sono una PM autodidatta: ho cambiato settore, ho studiato PMP pensando anche io che fosse obbligatorio, ma la svolta è arrivata quando ho ottenuto il mio primo lavoro full time da program manager a LinkedIn.
Lavoravo come customer success manager a Pinterest. Quello che mi ha fatto vincere è stata la capacità di pensare in modo strategico, portare esempi forti che mostrassero il mio ruolo da PM anche senza il titolo “PM”, e saper raccontare l’impatto ottenuto.
È quello che fa la differenza.
Galen Low: Esatto. E spesso anche tra i selezionatori c’è questa idea: “Ci serve per forza la PMP!” Capisco il senso, ma non è sempre vero. Chi ha la PMP ha esperienza, non è un titolo da principianti. Prendete le etichette con le pinze.
Donna, a te: il tuo “malinteso preferito”?
Ordonna Sargeant: Uno dei miei preferiti è che molti non sanno comunicare il proprio valore. Se il CV arriva al nodo giusto, spesso i PM tendono a promuovere il lavoro del team, a sottovalutare il proprio apporto con frasi tipo “beh, non era proprio il mio ruolo principale, ma ho dato una mano”. Capisco il senso di supportare, ma bisogna saper dire chiaramente cosa hai fatto tu per portare successo, quale pianificazione strategica hai guidato.
E anche: molti pensano che LinkedIn sia l’unico modo per promuoversi. In realtà i PM possono creare un portfolio come fanno i lead tecnici – io stessa ho creato OrdonnaSGT.com proprio per mostrare passione e competenze. Chi mi cerca può vedere che amo questo lavoro e che serve una persona speciale per muoversi nel caos: il project management non è per tutti.
Non serve un titolo ufficiale per far capire che davvero ti piace quello che fai e non tutti amano il project management. Per un team avere qualcuno che lo ama fa la differenza. Più volte nei colloqui ho ricevuto feedback tipo “è evidente che ami quello che fai”. Quindi anche saper comunicare passione è importante e molti faticano in questo.
Galen Low: A volte ci dipingono come semplici gestori del lavoro altrui, gente che non ha altro a cui dedicarsi. Ma mostrare la passione ti fa emergere subito. Forse c’entra poco, ma volevo porre una domanda bonus a Mukhtar.
Mukhtar, una parte del tuo lavoro è aiutare i PM a negoziare stipendi più alti, parliamo anche di stipendi a sei cifre. Cosa distingue un ruolo PM molto ben pagato da uno poco retribuito? E seconda provocazione: l’AI colmerà queste differenze salariali?
Quali sono le differenze? Il divario cambierà?
Mukhtar Kadiri: Bella domanda. Cosa fa davvero la differenza? Primo ovviamente competenze ed esperienza. Chi ha responsabilità di leadership prende più degli altri.
C’è anche il percorso IC (individual contributor): molte aziende hanno ormai tracciati chiari, ad esempio per program manager. Si può evolvere da program manager a senior, a staff, a principal. Questo apre strade per stipendi elevati senza dover per forza perdere il “tecnico”. Poi ci sono skill specialistiche, come la sicurezza informatica oggi molto richiesta, o la tecnologia cloud – sempre più aziende migrano su cloud e servono specialisti. E ovviamente ora anche l’AI e i data center.
Ma, oltre alle skill tecniche, serve consapevolezza: molti hanno paura di negoziare. Di recente ho aiutato una persona brillante che lavorava per una grande tech company, era pronta ad accettare subito, anche dopo una lunga ricerca di lavoro. Ho dovuto insistere: “Ma cosa rischi? Ti vogliono davvero!” Quindi la mentalità, l’idea di poter negoziare e difendere il proprio valore, fa davvero la differenza.
Ma in breve: skill ed esperienza sono fondamentali, ma la mentalità e la capacità di negoziare e darsi il giusto valore sono determinanti.
Galen Low: Dalla nostra survey sugli stipendi i dati sono molto vari. A volte il messaggio è “questo è il mio range”, fuori da lì non valgo nulla. Ma bisognerebbe invece ragionare su quanto valore generi veramente quando i progetti valgono milioni, tipo le migrazioni cloud.
E poi: il PM può specializzarsi? Se hai esperienza in cyber security o cloud, conti di più. In un mercato con due candidati, uno generalista, uno esperto in cyber security, chi scegli? Non dico che ci sia una risposta giusta, ma le skill di settore danno una marcia in più.
Non fraintendetemi: sono convinto che chi sa gestire progetti, può gestire qualunque progetto, ma la specializzazione oggi conta.
Torno su un tema di cui si parlava prima, Donna l’aveva accennato: PM è una skill richiesta, ma come titolo sembra esserci meno abbondanza di offerte se cerchi solo “project manager” su LinkedIn o Indeed. Tanti oggi guidano progetti senza identificarsi come PM: product manager, technology manager, marketing. Tutti lavorano per progetti.
Secondo voi, ha ancora senso il ruolo “dedicato” di project manager? O visto che anche altri – SME, tecnici, marketing ecc – guidano progetti “informalmente” si può andare avanti così? Come argomentate il valore di un PM “puro”? Parto con Donna.
Ordonna Sargeant: Domanda interessante. Anche io in AmEx ho un titolo lunghissimo: Data Governance Director Program Enablement. Non avevo esperienza specifica sulla governance, come la intendiamo qui, ma serviva una persona con esperienza nella gestione di progetti complessi. In retrospettiva, su progetti molto intensi (penso all’agenzia), sarebbe stato insostenibile per l’SME farsi carico anche del reporting al management quando il progetto (o i soldi) erano a rischio. Un caso: durante il Covid, mi sono dovuta coordinare con il mio direttore per rispondere in modo strategico e calcolare le conseguenze di uno stop. Servono PM per dare numeri, valutazioni, alternative. Tutte skill e attività che un PM svolge quotidianamente. Non le puoi ridurre a una funzione specialistica. E sono necessarie.
Certo puoi mettere tutto in ChatGPT e AI, ma è fondamentale la relazione umana: chi coordina, motiva il team, interfaccia i clienti. Queste cose non si possono automatizzare, un vero PM riesce a tradurre i vincoli e gestire le complessità.
Galen Low: Questo è il know-how.
Jean, hai la stessa impressione anche nelle aziende tech?
Jean Kang: Sì, ogni parola che hai detto mi trova d’accordo, dal titolo improbabile alle aspettative rispetto alla realtà. Quindi confermo: i PM dedicati sono fondamentali.
Faccio un’analogia: il PM è il quarterback. Ci sono altri giocatori, ma la squadra ha sempre un quarterback (e una riserva!). Nella mia esperienza, anche il senior director può decidere che una nuova iniziativa la gestisca “quel” PM di fiducia, perché ne ha bisogno per stare sereno e sapere che il progetto andrà avanti sotto controllo.
I PM coordinano gruppi numerosi, gestiscono tanti deliverable e garantiscono che ci sia una sola regia. Questo porta sicurezza e stabilità.
Galen Low: Proprio come un direttore d’orchestra. “Orchestrare”, “orchestra”: bellissimo da dire!
Domanda decisiva: futuro del project management nell’era Gen AI. Fare una piccola pausa: grazie a tutti per essere qui, è bello vedere quante persone interessate! La chat è piena di ottimi spunti, grazie davvero a tutti.
Torniamo al programma: è giugno 2024, ma le carriere guardano avanti. Grande domanda: cosa dovrebbe iniziare a fare da subito un PM per restare rilevante tra 3–5 anni?
Dieci anni sono troppi per prevedere, ma a 3–5 anni, quali cambiamenti possono fare oggi i PM per restare importanti? Mukhtar, parto da te.
Mukhtar Kadiri: Bella domanda, vado dritto: relazioni e risultati documentati. Le relazioni sono tutto: spesso preferiamo lavorare con chi conosciamo o ci ispira fiducia, quindi sviluppate relazioni costanti. Può bastare un caffè virtuale da 15 minuti a settimana: in un anno con due contatti a settimana arrivi a conoscerne un centinaio. Serve a dare e ricevere valore.
Poi, risultati e prove: molti dicono di saper fare tutto, ma dov’è la prova? Potresti ad esempio creare un portfolio (come citato anche prima), che attesti quel che sai fare davvero. Così non serve farti fare dieci colloqui per capirlo, ed anche su LinkedIn creare thought leadership è una forma di “ricevuta”: chi produce valore viene riconosciuto.
Un caso pratico: una volta durante un colloquio in una grande tech company, uno degli intervistatori mi ha detto che aveva già beneficiato dai miei contenuti online. Questa è una prova tangibile.
Quindi nei prossimi 3–5 anni: concentratevi sui risultati tangibili e sulle relazioni.
Galen Low: Le persone sono fondamentali. Forse in un mondo AI scopriremo che #riporta-le-persone-in-primo-piano.
Donna?
Ordonna Sargeant: Consiglio spesso di restare vicini alle nuove professioni che stanno nascendo. Cinque anni fa alcune erano solo idee, oggi esistono: prompt engineer AI, generative design specialist, AI input/output manager. Scoprite cosa fanno, come stanno evolvendo le competenze. Partecipate a eventi come questo. Fate networking domandando: “Mi piacerebbe approfondire la tua esperienza.” Se non siete riusciti a partecipare a una sessione interessante, contattate chi l’ha tenuta via LinkedIn: “Il tuo post mi ha colpito, posso rubarti 15 minuti?”
Collegatevi a chi sta creando futuro e osservate i trend. Siamo a giugno 2024, non so dire quale sarà la nuova professione del 2025, ma Forbes e altre fonti già monitorano i nuovi ruoli e titoli che emergeranno.
Ultima nota: tutti i progetti pilota su Gen AI in AmEx hanno un PM assegnato! Serve sempre chi monitori, misuri il successo, valuti iterazioni. Quindi c’è ancora tanto spazio per PM anche nel mondo AI.
Galen Low: Bellissimo. C’è qualcosa di poetico: ChatGPT sa tutto del passato, ma il futuro lo scopri solo parlando davvero con le persone.
Ordonna Sargeant: Assolutamente.
Galen Low: Jean, la tua dritta per restare rilevanti nei prossimi 3–5 anni?
Jean Kang: Direi alcune cose. Come detto da Ordonna e Mukhtar, investite nel vostro brand personale. Non per forza su LinkedIn, ma avendo i datori e i colleghi lì, conviene avere almeno il profilo curato. Ma potete lavorare su portfolio, Instagram, ovunque vi esprima meglio. Così fate emergere anche la vostra personalità.
Poi, adottate strumenti AI nel vostro workflow: ad esempio per le note delle riunioni e l’individuazione degli action item. Oggi esistono applicazioni per rendere tutto più semplice. Anche la creazione di presentazioni, storicamente complicata, oggi può essere semplificata con strumenti AI.
Non solo prompt engineering, ma ampliare la gamma di strumenti.
Ultimo consiglio, lavorate sulle soft skill, in particolare pensiero strategico e comunicazione. Ho ricevuto feedback preziosi dai miei manager: “Impara a pensare 5–10 passi avanti, non solo 3–5”. E sì, affrontate la change management: come fare perché il cambiamento resti, non solo al lancio ma anche dopo 6 mesi, 1 anno. Entrate nelle stanze dei leader, perché capire i loro punti di vista e i loro processi decisionali è fondamentale.
Galen Low: Vero. Anche nelle mie conversazioni vedo che l’AI non è solo ChatGPT o Gemini (noi in Canada siamo in ritardo, non posso nemmeno provarlo perché nel frattempo hanno cambiato nome!).
Jean Kang: Penso si chiami Gemini, prima era Bard.
Galen Low: Ecco, sono in lista d’attesa per Bard in Canada… e ora si chiama già in un altro modo! Jean, magari il tuo prossimo corso LinkedIn Learning sarà sulle soft skill per PM, pensiero strategico e visione a dieci passi avanti – come giocare a scacchi col project management. Perché, ripeto, i linguaggi generativi sanno cosa c’è oggi, non ancora cosa ci sarà domani. Voi siete ottimi esempi di brand personale. Questo potrebbe essere il tema del nostro prossimo panel o corso. E va riconosciuto l’impegno costante che ci mettete a condividere conoscenza, ogni giorno.
Rapidissimo: ci sono domande dal pubblico. Michael ne ha estrapolata una molto interessante.
La domanda è: come si trova uno stage in project management? Chi ha le certificazioni di base, cosa può fare di diverso per trovarne uno?
Ricevo spesso questa domanda perché è difficile ottenere esperienza oggi, gli stage sono meno diffusi e spesso le aziende non hanno programmi strutturati. Quindi molti sono titubanti: bello sulla carta, ma chi gestirà tutto questo?
Che consigli avete per ottenere oggi uno stage nell’ambito project management?
Mukhtar Kadiri: Il ruolo di PM non viene quasi mai considerato entry level, questo è il problema. Si può però puntare su ruoli ancora più entry come project coordinator o assistant. Valutare anche i contratti temporanei, magari tramite agenzie. Non è frequentissimo trovare “stage PM” veri e propri, ma lascio la parola agli altri.
Ordonna Sargeant: Su LinkedIn ci sono (anche se pochi) programmi di stage, ad esempio quello di Google anche se molto competitivo. Seguo diversi hashtag: ChatGPT, Project Manager, IT Project Manager, Call for Speakers, #DataGovernance. Consiglio di seguire anche Project Management Internship o solo Internship, vedere cosa esce. Seguite anche Hiring. Mettete insieme una bella lista.
TikTok spaventa, ma ci sono anche risorse utili lì. È importante avere una strategia ampia, usare diversi canali per cercare stage. E tenete conto della stagionalità: per stage estivi iniziate le ricerche già da febbraio-marzo fino a maggio. Ci sono offerte anche su LinkedIn.
Galen Low: Grazie per la lista di hashtag, potremmo farci un libro! La ricevuta gratuitamente, fantastico.
Jean, pensieri sullo stage?
Jean Kang: Concordo con quanto detto. Non ho visto molti stage veri e propri, ma cercando su Google ne ho trovati alcuni su ZipRecruiter, Indeed e, con le giuste parole chiave, anche su LinkedIn. Sfruttate l’hashtag #Hiring per individuare chi sta assumendo e contattarlo direttamente (questo è molto sottovalutato). Un altro consiglio è guardare i programmi di “rotazione”: le grandi aziende come Google, Meta, Amazon ne propongono alcuni.
Non fatevi bloccare: candidatevi comunque.
Ordonna Sargeant: Aggiungo: cercate anche Handshake. Lì ci sono stage in project management.
Galen Low: Fantastico, ottimi spunti. Mukhtar, mi hai fatto pensare: a volte chi mi chiede uno stage ha già fatto esperienza vera, allora dico perché non candidarsi subito per un lavoro vero e proprio? Jean, come hai detto tu: anche senza titolo, magari “tenta la sorte”! E poi gli stage stanno tornando di moda. Ci sono. Ottimo!
Un enorme grazie ai nostri panelist: Jean, Ordonna, Mukhtar. È stato bellissimo avere il vostro contributo. Per continuare a condividere con una comunità di oltre mille professionisti del project management, iscrivetevi al nostro collettivo su thedigitalprojectmanager.com/membership. Se vi è piaciuto ascoltare oggi, iscrivetevi e restate in contatto su thedigitalprojectmanager.com. Alla prossima e grazie dell’ascolto.
